martedì 27 dicembre 2016

Un ponte corto come un trattino e largo come un oceano

[1] I 'Went Back to China' - and Felt More American Than Ever

[2] "La giustizia, la giustizia seguirai", commentato da Evangelici.net

[3] The River Jordan in Early African American Spirituals

[4] The Pledge of Allegiance

L’articolo [1] di Crystal Chen mi ha colpito alquanto. Come lei si sentiva bullizzata perché cinese in America, anch’io mi sentivo bullizzato da ragazzo perché sardo in Continente.

L’essere Asperger non migliorava certo la mia situazione, anche se la differenza tra sardi e continentali, pur genetica (tant’è vero che gli studiosi della genetica delle popolazioni italiane ignorano la Sardegna o le dedicano una trattazione a se stante), non è razziale – non cambia il colore della pelle o la forma degli occhi.

Preciso che sono un sostenitore dello “jus soli” anche per la mia isola: per me, chi è nato in Sardegna o ci ha vissuto per almeno cinque anni, è sardo – e senza che questo sia incompatibile con l’appartenere anche ad un altro popolo. Le indagini genealogiche servono solo per chi non ha questa fortuna e rivendica comunque (lecitamente) la sardità.

Anch’io ho sognato per molti anni di tornare in Sardegna, e quest’anno, comprando una casa a Bosa, mi sono avvicinato alla realizzazione del sogno. Quando io e mia moglie saremo in pensione, passeremo buona parte dell’anno in quella casetta.

Non mi sento però in Sardegna un privilegiato oppressore – anche se non mancano i sardi xenofobi, purtroppo.

I sardi hanno nella pubblica amministrazione italiana, e nella politica italiana, le stesse opportunità dei continentali, ma si lamentano della scarsità di risorse economiche dedicate alla loro isola; questo crea uno svantaggio evidente da colmare, ma parlare di oppressione politica mi parrebbe ingiustificato.

Potremmo lamentarci anche che agli Angioy (Giovanni Maria), ai Manno (Giuseppe), ai Tola (Pasquale), ai Mameli (Goffredo), ai Siotto Pintor (Giovanni), ai Cocco-Ortu (Francesco), agli Asproni (Giorgio), ai Lussu (Emilio), ai Gramsci (Antonio), ai Berlinguer (Enrico, per cominciare), ai Segni (Antonio, per cominciare), ai Fiori (Giuseppe) sono succeduti politici più noti per le condanne che per le realizzazioni, ma i politici sardi li scelgono i sardi, e quindi dovremmo semmai lamentarci di noi stessi.

L’esperienza di passare da oppresso ad oppressore, e di sentirsi peggio anziché meglio perché è stata frustrata la propria ricerca della giustizia (cfr. Dt 16:20 [2]), più che sarda, la definirei ebraico-israeliana.

La narrazione dell’Esodo dall’Egitto ha plasmato tutti i paesi in cui il cristianesimo è religione di maggioranza – soprattutto gli USA, terra in cui cercarono asilo i Puritani venuti d'oltreoceano; ed è abbastanza noto come per gli autori di Spirituals [3] la traversata del fiume Giordano, l’epilogo dell’Esodo, rappresentasse anche la fine della schiavitù.

Crystal Chen dice che ha tratto i suoi valori antirazzisti dal Pledge of Allegiance [4] che da bambina recitava a scuola; per capire le implicazioni, occorre conoscere la storia dell'inno.

Esso infatti fu composto nel 1892 dal pastore battista Francis Bellamy, che lo volle rendere universale - nella versione originale, non c'era alcun riferimento agli USA, poteva applicarsi a qualunque paese, e quello a cui si giurava fedeltà doveva essere uno strumento di giustizia per tutti.

Direi che i valori a cui l'autore dell'inno (e l'autrice dell'articolo) si sono ispirati hanno avuto il loro humus (anche in latino [homo => humus] vale il gioco di parole ebraico “adam => adamah”) in un tempo molto antico, ed in una terra molto lontana.

L’articolo è stato pubblicato su Foreign Policy; avrebbe potuto benissimo comparire su The New York Times, il quotidiano dell’intelligencija ebraico-americana di sinistra, più vicina ad Obama che a Netanyahu, e che vorrebbe un’Israele simile agli USA anziché il contrario.

E mi sento molto simile all’autrice – anch’io condivido l’ultimo paragrafo dell’articolo, cambiando solo qualche nome geografico:
Quindi, a tutti quelli che hanno sempre voluto che la gente come me “tornasse” in Cina: la mia casa è su un ponte corto come un trattino e largo come l’Oceano Pacifico. La mia casa è un luogo intermedio, come lo è per tutti gli americani che ricordano le loro radici, la loro storia, ed il viaggio che li ha portati lì. La mia casa è un compromesso, una discussione, una negoziazione.
Un'esperienza più da ebre* della diaspora che da cinese o sard* dell'emigrazione.

Raffaele Yona Ladu Âû
Ebre* gendervague

sabato 24 dicembre 2016

Aspie e trans oppure Aspie anziché trans?

Mi è capitato di sentirmi chiedere se la diagnosi di Asperger che ho ricevuto era una cosa seria. Alla fine chi me lo chiedeva mi ha spiegato che desiderava transizionare, ma gli era stata proposta una serie di incontri con una psichiatra per vedere se non era Asperger anziché Trans.

Dal mio punto di vista, si può tranquillamente essere ambo le cose;  questo studio fa pensare che quasi un quarto dei ragazzi che presentano non conformità di genere meriti una diagnosi di Asperger, e quest'altro studio avverte che quasi il 5% dei ragazzi con disturbi dello spettro autistico mostra non conformità di genere (tra i neurotipici la prevalenza è inferiore all'1%).

Vale a questo punto la pena chiedersi se la neurodiversità (non ritengo la Sindrome di Asperger una patologia, anche se mi ha creato non pochi problemi) non influenzi anche l'identità di genere; passando dalla ricerca alla clinica, credo che sia un errore rifiutare la transizione ad un autistico per partito preso.

Come per i neurotipici, ci si deve chiedere se tal transizione risolverà il disallineamento tra il sesso corporeo e l'identità di genere. Una diagnosi di disturbo dello spettro autistico giustifica tuttalpiù maggior cautela, non un rifiuto a priori - vedi anche questo studio.

Ho sentito dire da alcuni che i test per la Sindrome di Asperger sono poco specifici, e perciò i trans che con tali test risultano Aspie sarebbero dei falsi positivi. Mi è stato dato il nome di una dottoressa dichiarata al corrente di ciò, che però, interpellata, non ha citato fonte alcuna - ed io non cito lei.

I test che conosco (Aspie Quiz e RAADS-R) mi sembrano a prova di persona trans. Chi mi ha interpellato ha detto che una persona può rispondere che preferisce un'attività solitaria ad una sociale perché condizionato dalla propria disforia di genere e non perché genuinamente disinteressato alla vita sociale - mi pare difficile però fraintendere così le domande del test.

Inoltre, le istruzioni avvertono che questi test consentono una diagnosi (anziché un sospetto) solo se somministrati nel corso di un colloquio clinico - in quanto il clinico può chiarire i dubbi, correggere i fraintendimenti, e sgamare chi mente.

Temo che questo pettegolezzo nasca dal timore di molte persone trans di non essere prese sul serio, se mostrano i sintomi di un disturbo dello spettro autistico, ed allora Asperger diventa uno spettro da esorcizzare.

Io invece dico che la diagnosi di Asperger convalida la mia non-conformità di genere, che molte persone mettono invece in dubbio.

Raffaele Yona Ladu Âû
Ebre* gendervague

sabato 17 dicembre 2016

Autismo, corteggiamento, rifiuti

Ieri sera un banale rifiuto di mia moglie mi ha fatto fare poi una serie di stupidi errori.

Sia la causa che gli effetti erano delle piccolezze, ma ho dovuto chiedermi poi che ruolo hanno i rifiuti nella vita di coppia, e soprattutto al momento del corteggiamento.

Qui non parlo ovviamente dei rifiuti motivati dall'impossibilità o dall'inopportunità o dalla scomodità: in questi casi anche il Signor Spock si rifiuterebbe. E se la percezione dell'opportunità non è condivisa, occorre capire quando è il momento di negoziare e quando di soprassedere.

Il rifiuto che ora mi viene in mente è quello che secondo le comuni regole del corteggiamento una donna deve opporre ad un uomo la prima volta che si propone a lei, anche se è pazza di lui.

Di questa norma si danno varie giustificazioni, e credo che una che sia stata trascurata è che si può imparare molto su una persona dal modo in cui reagisce ad un rifiuto.

Ci sono le persone che non accettano un no come risposta, vanno evitate come la peste, e, se del caso, messe in prigione; ma ci sono anche quelle per cui un rifiuto è un imprevisto sconvolgente a cui reagiscono facendosi del male - nei casi più lievi, prendendo decisioni sbagliate.

È quello che è successo a me, e può accadere a molte persone autistiche/Asperger. Considerato che i neurotipici sono amanti migliori (non solo a letto, s'intende), le donne cercano di evitare i neurodiversi - un rifiuto inatteso perché apparentemente irragionevole (si suppone che un uomo si proponga ad una donna solo quando lei gli ha lasciato intendere che gradirebbe la proposta) è il modo più semplice di stanarli.

Un neurotipico si rende conto che in questo caso il rifiuto non è definitivo, lo mette in conto, e sa trasformarlo in brama; un neurodiverso non apprezza queste schermaglie, e non le prevede nemmeno.

I giochi di seduzione sono un serio problema per i neurodiversi, aggravato dal fatto che molte donne disprezzano chi non riesce a parteciparvi.

Il disprezzo sarebbe comprensibile se gli uomini che non seducono lo facessero tutti per libera scelta, ovvero, pur potendo giocare secondo le regole volute dalle donne, si rifiutassero di farlo per partito preso, anzi, per misoginia.

Non so quanti maschi neurotipici siano semplicemente misogini e perciò meritevoli della sfortuna che hanno con le donne; molti neurodiversi non sono misogini, ma non saprebbero comunque sedurre come si deve.

Nessuno prenderebbe in giro uno zoppo che fatica ad attraversare la strada, ma molte donne si sentono in diritto di prendere in giro un "nerd" che sedurre non sa.

Essendo stato assegnato alla nascita al sesso maschile, e desiderando soprattutto le donne (ci sono stati dei maschietti che mi hanno affascinato, ma non è nata una storia con loro), ho pensato soprattutto ai rapporti uomo-donna.

L'argomento dei rapporti tra persone del medesimo genere lo affronterò un'altra volta.

Raffaele Yona Ladu Âû
Ebre* gendervague

giovedì 8 dicembre 2016

Il prete cattolico deve essere maschio etero cis ...

... ed essere convinto che le donne sono diverse dagli uomini come il gatto dal cane [3].




Chiedo scusa ai miei lettori per aver "bucato" la notizia [1], di cui [2] è solo il corollario.

Della psicologia fuorviata dei documenti vaticani dico solo che farà ricordare il Papa come il più grande umorista della storia, anzi, come il più grande giardiniere.

Infatti il Vaticano sta facendo di tutto per "creare una siepe intorno alla Torah", e la Torah in questo caso è l'essenziale differenza tra gli uomini e le donne, sulla quale si fonda la dottrina cattolica del sacerdozio.

L'espressione "creare una siepe intorno alla Torah" è ebraica, ma anche gli ebrei più essenzialisti sanno che il genere dell'anima non sempre coincide con il sesso corporeo [3] - si dimostrano in questo più duttili.

Raffaele Yona Ladu Âû
Ebre* gendervagu
Dottore in Psicologia Generale e Sperimentale

mercoledì 7 dicembre 2016

Autismo ed ebrei




Una cosa che ci si chiede spesso è se l'autismo ad alto funzionamento (di cui la forma più celebre è nota anche come Sindrome di Asperger) sia particolarmente comune tra gli ebrei, e se questo spiegherebbe l'altissimo numero di loro premi Nobel in rapporto al loro limitato numero.

Ora, l'elevata intelligenza degli ebrei è uno stereotipo, più lusinghiero certo di quello sulla loro particolare abilità negli affari, ma non per questo meno pericoloso, in quanto insegna a vedere in una persona il suo gruppo etnico/religioso e non la sua individualità. Sono obbligato perciò a scoraggiare il credere in queste cose.

Una prima risposta alla domanda la danno gli articoli [1] e [2]. Il primo articolo esamina le diagnosi di autismo e Sindrome di Asperger nei bambini israeliani, distinguendo gli ebrei dagli arabi, e giunge alla conclusione che la prevalenza tra i due gruppi etnici è pressoché uguale.

Si nota semmai che le forme ad alto funzionamento sono più comuni tra gli ebrei, e le forme con comorbidità disabilitanti tra gli arabi. Oltretutto, tra gli arabi israeliani la consanguineità è superiore a quella tra gli ebrei, ed è perciò più facile trovare famiglie con più membri autistici.

L'articolo [2] riferisce di un simposio sull'autismo in Israele e Canada tenutosi nel 2014 all'Università Ebraica di Gerusalemme, ed osserva che nei due paesi l'autismo è sottodiagnosticato tra le minoranze etniche - intendendo per "minoranze" i nativi americani in Canada, gli ebrei ultraortodossi e gli arabi in Israele.

Sembra che questo accada perché le maggioranze nei due paesi vivono nelle città, in cui è più facile trovare servizi adeguati di diagnosi e terapia per le persone autistiche, mentre le minoranze vivono ai margini urbanistici e culturali, in cui i servizi sono pochi e lo stigma è magari d'ostacolo.

Quindi, non sembra finora che gli ebrei siano autistici in misura maggiore dei altri; può sembrarlo perché da secoli sono stati indotti o costretti a vivere nelle città, e quindi la possibilità che trovino una cultura e dei servizi favorevoli ad una diagnosi di autismo è superiore a quella dei gentili.

Mi interesso di Qabbalah, e quindi ho apprezzato un po' (non moltissimo) l'articolo [3], che cerca di spiegare il ruolo delle persone con disabilità (tra cui l'autismo) nel peculiare organismo cultuale che è il popolo ebraico.

Semplificando un discorso complicato, per gli ebrei le anime umane vengono generate secondo il ciclo lunare: quando la luna cresce nascono le anime destinate a corpi perfetti, quando la luna cala nascono quelle destinate a corpi imperfetti.

Se le anime del primo tipo devono affrontare il male apertamente, per esempio celebrando i riti del Tempio di Gerusalemme quando c'era, quelle del secondo tipo devono penetrare nei domini del male per riscattare le scintille di santità che vi sono imprigionate.

In prospettiva messianica, il secondo compito è il più importante, e quindi le anime degli autistici e dei disabili in genere hanno una marcia in più.

Direi che è solo un primo passo verso il paradigma della "neurodiversità".

Raffaele Yona Ladu Âû
Ebre* gendervague


martedì 6 dicembre 2016

BDS e WCC





Mi tocca condannare ciò che è stato descritto in [1] e [2]: alla segretaria generale aggiunta del Consiglio Ecumenico delle Chiese, la dottoressa Isabel Apawo Phiri, è  stato vietato di metter piede in Israele per consultarsi con le chiese cristiane locali a proposito di [3].

L'accusa rivolta alla dottoressa Phiri è stata di essere un'attivista del BDS (Boycott, Divestment, Sanctions against Israel), accusa che il Consiglio Ecumenico delle Chiese nega ed una ricerca su Google non conferma.

[2] dice che l'obbiettivo era il programma [3], considerato antiisraeliano, ma il Consiglio Ecumenico delle Chiese precisa che il programma [3] sostiene "due stati per due popoli", e non il BDS.

Devo ritenere pretestuoso quello che è stato fatto alla dottoressa Isabel Apawo Phiri, e condannarlo come un tentativo di intimidazione; a peggiorare le cose c'è lo scarso senso dell'opportunità del governo israeliano.

Innanzitutto, in un paese civile non diventa Ministro dell'Economia (???) prima e dell'Interno (!!!) ora una persona che, come Aryeh Deri, è stata condannata per tangenti [4].

Anche se ha scontato la pena, nuoce comunque all'immagine del governo, e chiunque si sentirebbe in diritto di ridere in faccia ad un ministro così che l* caccia da Israele - come può insegnare una persona così venale da farsi condannare per tangenti cosa è giusto e cosa è sbagliato?

Inoltre, [2] termina riportando una notizia assai preoccupante:

Inoltre, martedì (06/12/2016), Canale 2 ha riferito che il Ministro della Sicurezza Pubblica Gilad Erdan sta cercando di modificare una legge antiboicottaggio del 2011 con nuove disposizioni che imporrebbero sanzioni economiche alle aziende ed alle società che invocano il boicottaggio d'Israele. Secondo questa notizia, il Ministro delle Finanze Moshe Kahlon ha acconsentito a sostenere le modifiche, che potrebbero inoltre colpire le compagnie i cui dipendenti si esprimono in privato od agiscono a favore del boicottaggio d'Israele.

I signori ministri citati dovrebbero sapere che in un paese civile il datore di lavoro non può indagare sulle opinioni dei propri dipendenti, e che in Italia questo espresso divieto è stato introdotto dallo Statuto dei Lavoratori del 1970 per impedire discriminazioni politiche, religiose, sindacali.

Come la violazione del divieto può colpire domani un attivista BDS, così potrà colpire dopodomani un ebreo od un sionista.

Una norma del genere metterebbe Israele in rotta di collisione con qualsiasi sindacato che valga qualcosa, che sarebbe costretto a fare causa comune con qualsiasi dipendente licenziato perché segnalato come attivista BDS, e quindi suscettibile di compromettere le possibilità della sua azienda di fare affari in Israele.

E darebbe fiato mostruoso a tutti i nemici d'Israele, i quali avrebbero gioco facilissimo a dimostrare che Israele attacca i diritti dei lavoratori e la libertà di parola. La comune affermazione che Israele preferisce avere rapporti con le democrazie anziché con le dittature (eccezion fatta per quelle che comprano le sue armi, com'è ben noto) verrebbe smentita.

Ho spiegato più volte che ritengo il BDS assolutamente controproducente, e l'unica cosa che mi astengo dal fare è acquistare beni prodotti aldilà della Linea Verde; ma non posso assolutamente approvare una legge del genere.

Aiuterà forse a raccogliere consensi all'interno del paese (l'unica cosa che capiscono questi demagoghi divenuti ministri), ma isolerebbe Israele come non si è mai visto.

Raffaele Yona Ladu Âû
Ebre* gendervague

Allattamento e religione



Ammetto che vado matto per notizie come quella in [1].

Dubito però che lo studio dica tutta la verità - esso sostiene che nei paesi sviluppati, l'allattamento al seno è più diffuso nei paesi protestanti (come il Canada - 87%) e meno in quelli cattolici (come l'Irlanda - 46%).

Non mi metto ad esaminare il valore statistico delle conclusioni; faccio però notare che mi capita spesso di leggere su Facebook le proteste di donne americane infastidite od allontanate da un locale perché allattavano i loro figli in pubblico.

A leggere quelle proteste, sembra che gli americani non riescano a separare il seno dal sesso, e ritengano l'esposizione del seno sempre e comunque oscena - e gli USA sono un paese prevalentemente protestante, con un'incidenza dell'allattamento al seno del 75%.

Inoltre, secondo [2], l'85,5% delle donne italiane ha allattato i suoi figli al seno, con una durata media di 8,3 mesi - e l'Italia è un paese prevalentemente cattolico, che lo studio [1] ha ignorato.

Non ho in simpatia la religione cristiana cattolica, ma non posso imputarle di affamare i bambini, tantopiù che in Italia sono molto diffuse le "Madonne del latte", come questa del Correggio:


Ci sono tante immagini simili di tutte le epoche, anche precristiane (comuni erano le rappresentazioni di Iside che allattava Horus) fino alla Controriforma, quando furono vietate perché troppo sensuali.


Raffaele Yona Ladu Âû
Ebre* gendervague