mercoledì 22 marzo 2017

Una scuola che sbaglia di grosso

Sul mio blog personale faccio queste considerazioni sul giro che Gianfranco Amato e Luca Povia stanno facendo per il Veneto, con tappe inconsuete.

Conoscevamo già la strana tappa in provincia di Treviso, per l'evento che abbiamo già criticato con questo comunicato; ora sappiamo che prima ancora essi terranno un discorso nel Teatro Stimate di Verona, che viene gestito dalle Scuole alle Stimate, una scuola paritaria.

La Costituzione Italiana dice chiaramente:
ART. 33.
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
e prima ancora dice anche:
ART. 10.
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.
Dei due articoli ho riportato in corsivo le parti più interessanti per il mio discorso: secondo l'Articolo 33 citato, una scuola paritaria non può prendere a pretesto la propria mission (quella delle Stimate è ineccepibile) per insegnare cose che non si potrebbero insegnare in una scuola statale.

Tra esse ci sono il ritenere le persone non etero e non cis devianti e malate; il fatto che la legge italiana attui l'Articolo 10 citato (ed i Trattati dell'Unione Europea) inserendo le persecuzioni motivate dal proprio orientamento sessuale e dalla propria identità di genere tra le motivazioni per chiedere asilo in Italia significa che queste due cose vanno rispettate negli alunni, nei genitori e nei docenti anche quando assumono un assetto statisticamente minoritario.

Cosa da cui dissentono irrevocabilmente ed incostituzionalmente gli invitati a parlare in una struttura della medesima scuola.

Verona non è una città travolta contemporaneamente da un terremoto, da un'incendio, da un'inondazione, che hanno lasciato agibile per il comizio di un partito politico solo la sala del Teatro Stimate, e bisogna perciò mettergliela a disposizione - la scelta che contrasta con gli obblighi di una scuola paritaria ricade perciò sulla medesima.

Il problema non riguarda però soltanto le idee di un avvocato ed un cantante che si dilettano di medicina e psicologia, e che sono sicuro che non permetterebbero ad un medico di criticare un'arringa o ad uno psicologo di correggere una stecca; il problema è anche l'imbarbarimento del costume politico che questa tournée dimostra.

Sono nato nel 1962, e so che dopo la Liberazione i partiti politici italiani, pur cercando un rapporto stretto con sindacati ed altre associazioni, ebbero il buon senso di non fagocitarle (o, per usare il loro gergo, "farne una cinghia di trasmissione").

Anche se alla CGIL si iscrivevano (e si iscrivono) soprattutto persone che simpatizzano per i partiti di sinistra, le sedi del sindacato non ospitano anche dei partiti, i partiti non tengono comizi nelle sedi sindacali, i sindacati non organizzano iniziative di propaganda elettorale, e se un dirigente sindacale diventa dirigente politico, o si candida alle elezioni amministrative o politiche, deve lasciare il sindacato. Analogamente si può dire per la CISL e la UIL - conosco meno bene gli altri sindacati, e per questo li ometto.

Si è sempre spettegolato su quali partiti appoggiassero (ed appoggino) i sindacati citati, ma la separazione è comunque chiara, perché si è sempre stati tutti d'accordo che il sindacato è di tutti i lavoratori e non solo di coloro tra essi che si riconoscono in un partito. Ed infatti i sindacati citati hanno tra loro rapporti migliori dei partiti politici in cui si riconoscono i loro iscritti.

Idem per l'ARCI e le ACLI - difficilmente chi è iscritto all'una è iscritto anche all'altra, e semmai i loro iscritti propendono verso diverse porzioni dello spettro politico, ma la stima è reciproca e la cooperazione in molte cose (ad esempio, la lotta antimafia) efficace.

Se queste associazioni fossero diventate il circolo del tempo libero o l'organizzazione assistenziale dei partiti in cui si riconoscevano i loro iscritti, oggi sarebbero solo nei libri di storia, travolte dal crollo della Prima Repubblica.

La tournée di Amato e Povia sta sgretolando quest'utile separazione: non c'è solo il caso di questa scuola, ma anche di un'associazione che si occupa di "famiglie con autismo" (frase assai criticabile - ho la Sindrome di Asperger, e non sono una "persona con autismo", ma un "autistico orgoglioso" della mia diagnosi e "neurodiversità", anche se non mi chiamo Temple Grandin) che si mette al servizio del Popolo della Famiglia, facendo un errore che sindacati ed altre associazioni si sono ben guardati dal commettere, e dimostrando di non aver imparato nulla dalla storia italiana unitaria.

Infatti, la CGL legata al PSI non riuscì a prevenire la nascita del regime fascista, ma CGIL-CISL-UIL furono i principali autori della sconfitta delle Brigate Rosse e delle formazioni terroristiche neofasciste.

Posso tranquillamente aggiungere che Amato e Povia fanno tutto questo perché si sono resi conto che la loro concezione della famiglia e della società è ormai irrimediabilmente minoritaria, e che non può in alcun modo candidarsi all'egemonia culturale di questa società - l'unica cosa da fare per costoro è creare dei "ridotti" nel senso militare del termine in cui farla sopravvivere, anche a costo di spaccare il paese ed indurre associazioni ed enti diversi da un partito politico a svolgere un ruolo improprio.

Per un gramsciano come me, ricorrere ad una strategia militare (volta al dominio del territorio) anziché culturale (volta alla persuasione delle anime) è un'ammissione di sconfitta, anzi, è lo stesso errore che la buona tradizione comunista chiamava settarismo; e chi (su consiglio proprio di Gramsci) si è letto Machiavelli (in questo caso non Il Principe, bensì Dell'arte della guerra) sa che i "ridotti" sono militarmente una trappola: vi si viene rinchiusi, isolati, assediati ed infine sconfitti - meglio rinunziarvi.

Amato e Povia non stanno facendo propaganda politica, stanno facendo l'inventario dei fedelissimi che vogliono ripetere i disastri del 1187 e 1291: nel 1187 i crociati dovettero abbandonare Gerusalemme (sconfitti, più che in battaglia, dalle loro divisioni interne - e, aggiungo io, dall'incapacità di guadagnarsi il favore [altro termine per egemonia] della popolazione non cristiana della città), e si ritirarono a San Giovanni d'Acri, dove vivacchiarono fino al 1291, attendendo inutilmente soccorsi divini ed umani prima della sconfitta definitiva.

Tra i fedelissimi pronti ad arruolarsi c'è una scuola paritaria che, anziché fare quello che la Costituzione e la legislazione ordinaria le impongono, ovvero di non rifiutare nessun alunno con i titoli per iscriversi, e non nuocergli una volta iscritto, fa una scelta che privilegia una parte politica (quella a cui viene offerto il teatro per un comizio) svantaggiando inevitabilmente le altre (a cui sicuramente appartengono alunni e genitori) - questa parzialità in chi svolge un servizio pubblico un tempo avrebbe suscitato scandalo.

Il fatto che le persone a cui viene offerta la sala disconoscano i più elementari diritti umani, e le libertà democratiche garantite dalla Costituzione, ad alcune persone che potrebbero essere appunto tra gli alunni (si ricorda che una prudente statistica americana afferma che il 3,5% delle persone si identifica come LGBT, che almeno l'8,2% ha avuto nella sua vita rapporti omosessuali, e che circa l'11% ammette di essere almeno un po' attratto da persone dello stesso sesso), è quasi banale al confronto.

Raffaele Yona Ladu
Ebre* umanista gendervague

giovedì 16 marzo 2017

Binarismo e bimetallismo





Quest'articolo vuole rispondere a [0], articolo che descrive le persone fastidiose normalmente chiamate "morti di figa", ovvero gli uomini (cis o trans) che sono perennemente e sessualmente insoddisfatti, ed incolpa della loro esistenza il binarismo nei ruoli di genere.

Sicuramente il modo diverso in cui uomini e donne sono educati ha la sua influenza, ma credo che questo binarismo abbia una base fisiologica: conosco due uomini trans FtM in terapia ormonale sostitutiva, che hanno riferito che l'assunzione del testosterone ha aumentato notevolmente la loro libido.

Solo dopo aver cominciato a prenderlo loro riuscivano a capire come mai gli uomini cis sembrassero pensare solo a "quello"; di contro, gli uomini cis sembrano incapaci di capire che significa vivere senza il pressante desiderio sessuale indotto dal testosterone - e questo contribuisce alle incomprensioni che avvelenano i rapporti tra uomini e donne.

Inoltre, nelle donne cis il desiderio sessuale varia durante il ciclo mestruale - ovvero, aumenta nei giorni fecondi; mentre gli uomini cis, che sono fecondi tutti i giorni, tutti i giorni vogliono "quello".

Inoltre, il desiderio nelle donne cis, o meglio, la sua componente indotta dagli ormoni, crolla nella menopausa, mentre quello degli uomini cis declina lentamente con l'età, ma non ha apprezzabili variazioni da un giorno all'altro (se mai le ha all'interno della giornata, con un picco di prima mattina).

"Integrando" la curva del desiderio sessuale negli uomini e nelle donne cis (spiacente, non conosco il caso delle persone non cis abbastanza bene da parlarne), scopriamo dunque che nel corso della vita gli uomini cis desiderano sessualmente molto più delle donne cis.

Questo significa che la domanda di orgasmi è molto superiore nell'uomo cis rispetto alla donna cis, e che per il primo un orgasmo vale più che per la seconda. Pertanto, una donna cis che offre un orgasmo ad un uomo cis solo in cambio del proprio orgasmo fa un cattivo affare - è come se lei scambiasse una moneta d'oro (quello che un orgasmo vale per lui) con una d'argento (quello che un orgasmo vale per lei).

Questo spiega come mai sia molto più facile trovare "morti di figa" che "morte di cazzo", e questo è un problema per tutte le società umane.

E questo spiega anche perché nella maggior parte delle società (non posso essere sicuro che così accada ovunque) è l'uomo a corteggiare la donna - ovvero, per rendere lo scambio equo, compensa la differenza tra il valore che l'orgasmo ha per lui e quello che ha per lei con denaro od altra utilità.

Se tutti gli uomini e tutte le donne fossero egualmente attraenti, si potrebbe paragonare la situazione a quella di un sistema monetario bimetallico [1], in cui hanno corso sia monete d'oro che monete d'argento, e le donne coniano le monete d'oro, gli uomini quelle d'argento.

In un sistema bimetallico il valore relativo delle monete d'oro e d'argento rimane pressoché costante, anche se la quantità dei due metalli disponibli varia - quindi anche il rapporto di scambio tra gli orgasmi maschili e quelli femminili rimane pressoché costante.

La stabilità del tasso di cambio argento/oro di 15,50 a 1 resistette (salvo piccole fluttuazioni) alle corse all'oro in California ed Australia avvenute verso il 1840; la stabilità del tasso di cambio tra orgasmi maschili ed orgasmi femminili è stata provata dalla guerra del Paraguay contro Argentina, Brasile ed Uruguay (1864-1870), in cui si stima che sia caduto non meno del 70% dei maschi paraguaiani atti alle armi (hanno combattuto valorosamente anche le donne, ma non sono cadute in così gran percentuale).

Per molto tempo si ricorse alla poliginia in Paraguay dopo la guerra - perché agli uomini superstiti era ora richiesto di fornire alle donne anche gli orgasmi che avrebbero prodotto i caduti. E si suppone che la poliginia sia prevista dal Corano proprio per consentire ai maschi superstiti di una guerra di prendere in moglie le vedove dei caduti o le donne che non avrebbero comunque trovato marito perché troppi uomini adatti a loro erano periti in battaglia.

Il bimetallismo garantisce la stabilità del tasso di cambio tra le monete d'argento e quelle d'oro, ed anche il loro potere d'acquisto - i paesi a sistema bimetallico, che nel 19° Secolo erano i più importanti economicamente, avevano prezzi stabilmente bassi; questo significa che un orgasmo maschile o femminile varrà sempre molto.

Il paragonare l'orgasmo maschile ad una moneta d'oro ed uno femminile ad una moneta d'argento spiega anche perché mai non solo gli uomini gay, ma sempre più anche le donne lesbiche, si stiano dimostrando promiscue: non ci si rimette a scambiare una moneta d'oro con una d'oro, ed una d'argento con una d'argento - si può continuare finché ci si diverte a farlo.

Ma il bimetallismo non prescrive un tasso di cambio "naturale" - se nel 19° Secolo fu adottato un tasso di cambio tra argento ed oro di 15,50 ad 1, qualsiasi altro tasso di cambio scelto internazionalmente sarebbe andato bene, perché il prezzo di mercato vi si sarebbe col tempo allineato.

Oggi argento ed oro non sono vincolati in un sistema bimetallico, il tasso di cambio XAG/XAU [once troy d'argento/once troy d'oro] oscilla vistosamente, ed oggi, 17 Marzo 2017, è circa 70,75 a 1 (fonte XE.COM).

Poiché un corso legale non può discostarsene troppo, sceglierei per comodità 72 a 1; 72 è un numero con 11 divisori, quindi la zecca può coniare 11 tagli di monete d'argento, di valore da 1 a 36 unità [Nota A], con una svalutazione dell'argento dell'1,74% circa.

Cambiare tasso di cambio tra l'argento e l'oro è però più facile a dirsi che a farsi, perché le monete vengono tesaurizzate, ed un simile cambiamento arricchirebbe alcune persone e ne impoverirebbe altre - è politicamente improponibile, anche perché chi ci guadagna e chi ci perde dipende dal caso o, peggio ancora, dalla possibilità di convertire le monete che saranno svalutate in monete che saranno rivalutate.

Gli orgasmi invece non si possono tesaurizzare, ed un cambio del valore relativo degli orgasmi maschili e femminili cambia i redditi futuri, ma non ci sono patrimoni accumulati che possono svalutarsi. È più facile pertanto concordare, anche informalmente, un ritocco della parità tra orgasmi maschili e femminili (per esempio perché la pillola anticoncezionale rende meno rischioso per una donna erogare un orgasmo ad un uomo), ed allora il divario di valore tra orgasmi maschili e femminili può ridursi anche di molto, cosicché una donna può decidere che la perdita economica che ha scambiando l'orgasmo di un uomo con il proprio soltanto è tollerabile, se non insignificante.

Questo è il significato della rivoluzione sessuale - ridurre il divario nel valore tra l'orgasmo maschile e quello femminile; non vedo però ragione perché esso scompaia: dovrebbe scomparire il divario nel desiderio, e la fisiologia non lo consente.

Il modello che propongo andrebbe perfezionato, se non altro perché le persone non sono egualmente attraenti, e non tutti gli orgasmi che procurano sono sempre della medesima qualità. Quindi siamo nella situazione di chi deve valutare una zecca prima di scambiare una moneta prodotta da noi con una prodotta da lei.

Molte persone conoscono la Legge di Gresham (in realtà nota già dai tempi biblici) [3], secondo cui "la moneta cattiva scaccia la buona"; ma questa legge vale soltanto se, pur avendo diverso valore intrinseco, le due monete hanno il medesimo valore nominale - quello che accadeva quando le zecche emettevano monete di lega sempre meno preziosa, pur conservandone il valore nominale.

Quando non c'è un valore nominale imposto dalla legge, vige invece la Legge di Thiers - per cui le persone accettano in pagamento solo le monete di maggior valore intrinseco, ovvero quelle il cui valore promette di durare più a lungo nel tempo, ricorrendo se del caso al baratto se non c'è moneta che le accontenti.

La Legge di Thiers spiega molto bene il "morto di figa": lui forse riesce anche ad erogare orgasmi paragonabili a quelli della concorrenza, ma non riesce ad offrire una qualità della vita che li accompagni, e renda equo lo scambio di orgasmi con le donne che desidera.

Ritengo necessario precisare che questo binarismo/bimetallismo vale secondo me solo nei rapporti erotico-sentimentali tra persone cis; estenderlo tanto da stabilire che esistono giochi, comportamenti, interessi, campi di studio, professioni, ruoli coniugali, genitoriali e sociali in genere da riservare ad un sesso/genere (in una persona cis coincidono) e da vietare all'altro è un abuso ed una sciocchezza.

Per quanto riguarda le persone non cis, loro non possono essere incluse in questo binarismo/bimetallismo, ma entrano comunque nel commercio erotico, ed hanno il pregio di rendere più evidente il fatto che le persone non sono uguali per attrattiva sessuale e qualità degli orgasmi, e che ogni persona è una zecca da valutare prima di scambiare le proprie monete con le sue.

Il sogno di molti uomini cis è trattare tutte le donne come se fossero intercambiabili dal punto di vista erotico, per imporre in questo campo una specie di Legge di Gresham - per fortuna è impossibile.

Raffaele Yona Ladu
Ebre* gendervague

[Nota A]: Un sistema bimetallico deve essere adottato almeno dalle principali economie del mondo per essere stabile, e per facilitarne l'adozione esigerei solo che ogni paese coniasse monete con il medesimo titolo d'oro e d'argento, ma potesse adottare le unità di peso che preferisce (grammi, once, sicli, tael/liang, ecc.).

È un po' fastidioso convertire monete di diverso peso, negli scambi internazionali, ma sarebbe molto peggio convertire monete di diverso titolo. Se le monete hanno infatti il medesimo titolo, il contabile pigro o frettoloso può pesarle tutte insieme con una bilancia tarata nell'unità di peso che preferisce, anziché contarle ad una ad una; se le monete sono di diverso titolo, deve proprio usare una sofisticata macchina contamonete che le riconosca, separi e conti.

Oggi (17 Marzo 2017), sempre secondo XE.COM, un'oncia troy d'oro fino vale 1.143,71 Euro oppure 1.229,29 Dollari USA; se portiamo il valore di un'oncia troy d'argento fino ad 1/72 di un'oncia troy d'oro fino, essa vale ora 15,88 Euro, oppure 17,07 Dollari USA.

I paesi che denomineranno le loro monete in once saranno obbligati a coniare monete di metallo vile (acciaio, bronzo, ottone, rame, ecc.), senza valore intrinseco, per i tagli minori.

Poiché un'oncia troy vale 31,1035 grammi, una moneta da un gammo d'oro, al prezzo di oggi, vale 36,77 Euro oppure 39,52 Dollari USA; una moneta da un grammo d'argento, al corso legale di 72 grammi d'argento per 1 d'oro, varrebbe 0,51 Euro oppure 0,55 Dollari USA.

Le monete di metallo vile saranno sempre utili, ma meno importanti, per i paesi che denominano le loro monete in grammi; scherzando ma non troppo dico sempre che con un grammo d'oro una persona vive un giorno, con un'oncia troy d'oro un mese intero, con una libbra troy (= 12 once troy) d'oro tutto l'anno.

Ovviamente, anche se io ragiono con le monete, mi va benissimo e ritengo assai opportuno che vengano emesse banconote (convertibili in metallo prezioso!), tratte cambiali, firmati assegni, ed eseguiti trasferimenti elettronici di denaro - purché tutto rappresenti e non sostituisca una precisa quantità di metallo prezioso pagabile a vista.

domenica 5 febbraio 2017

Moshe Idel contro i no gender

Mi permetto di riportare la prefazione (spezzandone alcuni paragrafi per evidenziare dei concetti) scritta da Moshe Idel (scusate se è poco) nelle pagine 7-9 del libro:

(Inizio)

La direttrice sessualizzante nella mistica ebraica


Nel pensiero ebraico è possibile individuare due diverse direttrici. La prima si sforza di attenuare la polarità sessuale, sia cercando di desessualizzare il mondo divino sia affermando che lo stato di perfezione trascende quella polarità. Questa tendenza alla desessualizzazione è rappresentata, nella filosofia ebraica, da Maimonide e dai suoi seguaci.

L'altra direttrice postula invece la centralità della polarità sessuale in diversi ambiti, compreso il mondo divino. In realtà uno dei principali contributi che certi mistici ebrei hanno dato all'ebraismo è stato proprio quello di sottolineare la necessità degli elementi maschile e femminile, non soltanto nel regno animale e nel mondo umano, ma anche al livello del cosmo e dell'universo divino. Già nel Talmud si legge che
«ogni cosa che Dio ha creato, l'ha creata maschio e femmina» [1],

ma nel pensiero rabbinico è difficile trovare una visione della realtà in cui vere e proprie ipostasi riflettano una polarità sessuale. Si trova invece qualcosa del genere nella letteratura gnostica, per esempio in un'interessante versione del racconto biblico del paradiso terrestre, dove si legge:
«Allora, adirato, il dio arconte degli eoni e delle forze ci divise: noi diventammo due eoni, e così la gloria che era nel nostro cuore abbandonò me e tua madre Eva» [2].

Adamo ed Eva, quindi, non sono più la prima coppia umana in un luogo paradisiaco, ma sono entità ipostatiche. Una tale elevazione dei due protagonisti riflette, a mio avviso, i mitologemi giudaici associati ad un tema che risente di un dibattito, riportato nel Simposio di Platone (189-191) sulla collera di Zeus che provoca la scissione delle due componenti di ognuno dei tre generi primordiali.

Questa sessualizzazione della realtà, che rispecchia precedenti fonti giudaiche, è stata accentuata da molti maestri cabbalisti fin dall'inizio di questa dottrina, come sappiamo da un testo di R. Avraham ben David, famoso autore del XII secolo che operò a Posuières, nella Francia meridionale. La Cabbalà zoharica ha dato a questa tendenza un'articolazione ancora più esplicita, che trova la sua formulazione nel trattato più esoterico dello Zohar stesso, dove si sostiene che, poiché non c'era equilibrio fra le potenze maschili e femminili all'interno del mondo divino, il processo di emanazione non poteva procedere.

Tuttavia, si danno anche casi in cui la polarità sessuale viene individuata all'interno dell'anima umana, come ci insegna, fra gli altri, l'opera di un maestro chassidico del XVIII secolo, R. Avraham Yehoshu'a Heschel, il Rabbi di Apta. Nel suo Sefer Ohev Yisra'el (libro dell'amante d'Israele) egli afferma, con espressioni che evocano la teoria junghiana di anima ed animus, che
«tutto nel mondo possiede necessariamente aspetti maschili e femminili. Questo è particolarmente vero per l'adoratore di Dio, che deve possedere gli aspetti del maschio e della femmina ... cioè quello dell'emanatore e quello del ricevente. L'aspetto del maschio significa, per esempio, che l'entità che sempre emana, grazie alla sua santità e al suo grande attaccamento e alla purezza del pensiero, emana un piacere spirituale che raggiunge le luci, i mondi e gli attributi superni. Ma egli ha anche un aspetto femminile, quello cioè che funge da ricevente e porta ai mondi inferiori l'influsso derivante dai mondi superni ed a tutti [i membri della] comunità d'Israele tutto quanto loro necessita, e ogni sorta di grazia, come <figli, vita e sostentamento>, guarigione, ecc. L'aspetto maschile ha un suo influsso sull'alto e questo influsso si fa seme e diventa un aspetto del maschio per la femmina ... e l'aspetto femminile del Giusto (lo Tzaddiq) è la sua capacità di ricevere l'influsso superno e di portare dall'alto al basso ogni sorta di cose buone e di beni materiali» [3].

La polarità, dunque, non è soltanto una questione di ipostasi cosmiche, ma anche di poteri psichici, ed anche di stati mistici nei quali il giusto chassidico si pone in una duplice relazione con la divinità, in quanto può fungere sia da maschio che da femmina.

Questo forte bisogno di distinguere fra maschile e femminile e al tempo stesso di consentire certe forme di equilibrio fra i due, che costituisce una direttrice fondamentale della mistica ebraica, può spiegare anche l'importanza crescente che il ruolo della potenza divina femminile - la Shekhinà - viene ad assumere in gruppi di mistici dai quali le donne sono assolutamente escluse. Sembra quasi che i mistici ebrei abbiano integrato la loro esperienza di studio rigorosamente maschile coltivando una mistica in cui si staglia eminente una figura femminile.

Ritengo che questa ricerca dell'esistenza di diverse forme di polarità sessuale sia un elemento essenziale del pensiero ebraico che si differenzia dalle tendenze di fondo riscontrabili nel pensiero greco e in certe forme di religiosità gnostiche e cristiane, dove il culmine dell'esperienza di perfezione è visto come uno stadio trans-sessuale dell'essere.

In una cultura basata sulla famiglia e sulla comunità e nella quale si metteva al primo posto il comandamento della procreazione, l'importanza della differenza e dell'equilibrio fra i sessi veniva proiettato dal piano umano ad altri piani della realtà.

Il lavoro pionieristico di Arturo Schwarz, Cabbalà e Alchimia, testimonia del più ampio ruolo svolto da questa tendenza in diverse fonti, comprese quelle cabbalistiche

Moshe Idel

(Note)

[1] bBava Batra 74b

[2] Apocalisse di Adamo, in Le Apocalissi gnostiche, Milano, Adelphi, 1987, p. 5

[3] Avraham Yehoshua' Heschel di Apta, Ohev Yisra'el, Zhitomir 1863, fol. 81cd.

(Fine)

A questo punto prendersela con i "no-gender" vuol dire sparare sulla Croce Rossa.

Innanzitutto, i "no-gender" esigono di normalizzare a loro immagine e somiglianza la teologia cristiana in particolare, e la vita sociale in generale - mentre il pensiero ebraico anche in questo campo si dimostra plurale, con diverse concezioni del ruolo della polarità maschio-femmina nel Creatore e nella creazione.

Dovendo cercare una base comune a codeste concezioni, direi che la prima (desessualizzazione) e la terza (polarità intrapsichica) hanno in comune il rendere impossibile distinguere l'essenza delle persone sulla base della polarità sessuale.

La tendenza desessualizzante, così come descritta da Idel, descrive la polarità sessuale come un attributo non applicabile al Creatore, e solo transitorio nelle persone - non riguarda quindi l'essenza.

La tendenza a rinvenire la polarità intrapsichica all'interno del Creatore e di ogni individuo la rende essenziale per tutti, ma la priva di ogni valore distintivo - tutte le persone hanno la medesima essenza, ed esprimono mascolinità e/o femminilità in modi e momenti diversi.

La seconda tendenza, quella di sessualizzare ogni ente, per cui esso è o maschile o femminile (il Creatore è invece androgino), e la sygizia o coniunctio oppositorum (per usare termini non cabalistici, ma junghiani) presume un'unione dei corpi (nel matrimonio, è il caso tipico) prima ancora che delle anime, sembra una versione meno evoluta della terza (la polarità intrapsichica), ma in essa in qualche modo confluisce.

Arturo Schwarz, sulla scorta degli antichi alchimisti e di Carl Gustav Jung, distingue rigorosamente tra "alchimia spirituale" (volta allo sviluppo intrapsichico di chi la pratica) ed "alchimia operativa" (volta alle trasformazioni chimiche), ma credo che sia impossibile una "trasformazione" al solo livello psichico senza mutare la realtà materiale.

In particolare, un uomo non può entrare in contatto con la propria anima, la sua parte femminile intrapsichica, se non ha un rapporto positivo con le donne della sua vita - e neppure le donne possono entrare in contatto con il proprio animus senza un rapporto positivo con gli uomini della loro vita.

Si può contestare che queste dottrine sono nate cissessiste ed eterosessiste, e che esigono correzioni per tener conto delle persone non etero e non cis, ma quello che a me importa mostrare è che è sbagliato pensare che la tradizione ebraica (ed il cristianesimo che ne deriva) imponga di pensare agli uomini ed alle donne come a persone essenzialmente diverse.

Ho già argomentato semmai il contrario: Genesi 2:23 nega questo, con buona pace di Edith Stein.

Raffaele Yona Ladu
Ebre* gendervague

domenica 22 gennaio 2017

Un'intervista a Haim Baharier














Alcuni compagni di studi della Facoltà Valdese di Teologia mi hanno pregato di commentare l'articolo [0]; io ci provo, ma non sono bravo come dice una di loro, secondo cui conosco molto bene anche i "rumors", non solo i "fatti" che riguardano i personaggi biblici.

Come la mia stessa amica avverte, è rischioso trattare i personaggi biblici come fossero storici; io tratto il testo biblico come quello che ci ha conservato la versione più autorevole (agli occhi dei redattori) di vicende che di rado (solo a partire dai discendenti di Salomone) trovano conferma indipendente, mentre i midrashim rappresentano versioni alternative o complementari, che o non sono state inserite nel testo biblico, o sono state sviluppate in seguito.

Per gli ebrei i midrashim hanno un'autorevolezza paragonabile a quella del testo biblico, anche se qualche volta lo contraddicono - un esempio lo si trova in [1], un articolo che passa in rassegna i midrashim che sostengono che Isacco sul Monte Moria (Genesi 22) morì davvero, e poi fu risuscitato.

Cito questo caso perché codesti midrashim sono molto ingombranti, ed ho il sospetto che abbiano contribuito ad ispirare l'autore di Ebrei 11:17-19 (qui vi riporto solo la versione Nuova Riveduta - cliccando sulla citazione potete leggere altre traduzioni):
17 Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. 
18 Eppure Dio gli aveva detto: «È in Isacco che ti sarà data una discendenza». 
19 Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione.
Diventa più facile per un cristiano capire come l'"Akedat Yitzchak = Legatura di Isacco" sia diventata il tipo della risurrezione di Gesù se si tengono a mente codesti midrashim.

Ma c'è un altro aspetto in comune tra la vicenda ebraica di Isacco e quella cristiana di Gesù: che, come per i cristiani la crocefissione ha il valore di offerta vicaria, per cui Gesù assume su di sé il peccato dell'umanità, per gli ebrei la legatura di Isacco (decima e più significativa delle terribili prove a cui fu soggetto Abraamo [2]) è il principale "zekhut avot = merito dei padri" [3] a cui può fare appello il popolo ebraico in una situazione di grave crisi.

Il concetto è postbiblico [4], ma degli accenni si trovano già nella Bibbia ebraica - il passo più chiaro mi pare Esodo 32:11-14.

A questo punto però sostenere che Abraamo si è inventato tutto dando a Dio la colpa di una malefatta che aveva deciso lui non ha molto senso. L'atto che dimostra la più grande fede, fonte di meriti per i suoi discendenti, viene tramutato in quello che dimostra un'incredibile perfidia?

Ho provato ad indagare sui sacrifici umani in Mesopotamia, e purtroppo, come spesso accade, sono più le ipotesi che i risultati che si trovano. Una voce di enciclopedia che sostiene che vi si sacrificavano anche i bambini è [5], ma non parla di disabili; un caso particolare di sacrificio umano viene descritto in [6], e ricordo che il famoso archeologo Sabatino Moscati in [7] sostenne che i bimbi di cui si sono trovati i resti nei tophet punici e sardi erano morti per cause naturali (alcuni erano bimbi nati morti oppure disabili), quindi non si sacrificavano nel Moloch bimbi vivi.

Era disabile Isacco? Diversi rabbini lo pensano, le loro argomentazioni sono riassunte in [8], e Baharier quindi si accoda a loro; io avevo invece scritto un articolo che troverete sicuramente curioso su Isacco [9], e quello che vorrei far notare è che la cosa in comune tra [8] e [9] è che Isacco si rivela inidoneo, per motivi diversi, a sposarsi e procreare, e quindi perpetuare la stirpe di Abraamo.

Ci sono diverse donne nella Bibbia ebraica (come Sara ed Anna) che sono sterili finché Dio non interviene in modo prodigioso, e diversi uomini che sarebbero inadatti al ruolo che Dio assegna loro (vedi Mosé oppure Davide), ma la chiamata divina li soccorre e redime.

Isacco sarebbe il progenitore di tutti costoro, ed il tipo del Servo di YHWH, per i cristiani Gesù Cristo. Un rabbino che incontrai di persona disse che Isacco si trovava schiacciato tra due patriarchi di grande statura come Abraamo e Giacobbe; io penso che, se è vero che molti lettori e studiosi della Bibbia lo trascurano, Isacco ha comunque un ruolo fondamentale.

Una cosa che ha stupito i miei compagni è l'affermazione di Haim Baharier per cui la parola ebraica tevah significa "parola" oltreché "arca", visto che non riuscivano a trovarne conferma nei dizionari biblici.

Infatti questo significato della parola tevah è postbiblico - si comincia a trovarlo nel Talmud, secondo il dizionario di Jastrow [10a, 10b] (molto utile, ma attenti alle etimologie che propone, per quanto suggestive); il dizionario etimologico ebraico di Klein [11] fa risalire la parola all'egiziano "tbt = scrigno, sarcofago", e quindi fatico ad immaginare come si sia passati da un significato all'altro.

In Genesi 6:15 vengono prescritte le misure dell'arca di Noè:
Ecco come la dovrai fare: la lunghezza dell'arca sarà di trecento cubiti, la larghezza di cinquanta cubiti e l'altezza di trenta cubiti.
La somma è 380, che è lo stesso valore che si ottiene sommando i valori delle lettere della parola "lashon = lingua" (sia anatomica che linguistica). Dal punto di vista ebraico, è lecito usare la "gematria", cioè le corrispondenze tra lettere e numeri, per cercare nuove interpretazioni di brani biblici, e chiedersi quindi che "lingua" abbia consentito a Noè di salvare il mondo.

Mi permetto di dissentire dall'interpretazione che Baharier dà di Babele come archetipo della globalizzazione, e soprattutto da questa frase:
La diffusa incomprensione nel nostro mondo connesso nella Rete è la versione attuale della Torre di Babele.
Infatti, la globalizzazione e soprattutto la Rete, paradossalmente, hanno aiutato a conservare e valorizzare la diversità culturale e linguistica.

Internet ha permesso alle persone che parlano lingue poco diffuse, e magari si sono disperse per il mondo, di ricostituire virtualmente la loro comunità di parlanti, mettere in comune le risorse per studiare ed arricchire la loro lingua, ed organizzare azioni politiche per farla riconoscere ufficialmente.

Per non parlare di lingue assai più rare, è ben altra cosa parlare il sardo, il napoletano, il veneto, il ligure, ecc. solo all'interno del proprio paese o città, dal parlarlo con chi è emigrato nel resto d'Italia, in Europa o nel mondo, od i suoi discendenti, che da una parte vogliono ricuperare la parlata degli avi, dall'altra possono magari arricchirla con la loro peculiare esperienza.

Quando Hoepli pubblicò negli anni '30 una grammatica della lingua araba, dovette farla stampare dalla Tipografia Poliglotta Vaticana, perché era l'unica della penisola attrezzata per pubblicare opere in lingua araba; ora basta installare la tastiera giusta in un tablet e si possono scrivere testi in tutte le lingue del mondo e stamparli con una stampante laser od inkjet, se non ci si accontenta di pubblicarli sul Web.

Ho il sospetto che quella di Baharier non sia una polemica solo generica, ma abbia un bersaglio ben preciso.

La civiltà ebraica è infatti multilingue: oltre all'ebraico, che adesso è tornato al posto d'onore, si è avvalsa dell'aramaico nelle sue varie forme, dello yiddish, del ladino [giudeo-spagnolo], e delle lingue dei paesi in cui c'è una minoranza ebraica (dal greco ellenistico all'inglese, passando per l'arabo, il tedesco, ecc.) per perpetuarsi e diffondere il proprio messaggio - un ebraista deve mettersi a studiare molte lingue.

L'esperanto è stato inventato da un medico ebreo, Ludwik Lejzer Zamenhof (1859-1917), ma nelle intenzioni dell'autore doveva essere solo una lingua veicolare, ovvero da usarsi negli scambi internazionali, commerciali e culturali, senza privare alcun popolo della propria lingua madre, e senza privilegiare chi ha la fortuna di avere per lingua materna la lingua veicolare più diffusa al mondo.

Un mondo in cui tale lingua veicolare fosse l'esperanto si sottrarrebbe alle critiche di Baharier, perché ognuno padroneggerebbe almeno due lingue - la propria lingua materna e l'esperanto; e magari, dopo aver letto la Bibbia, Dante, Shakespeare, Goethe, Tolstoj, Proust, ecc., in esperanto, imparerebbe le rispettive lingue per leggere codeste opere in originale.

La civiltà islamica non è così: ci sono paesi islamici come la Turchia, l'Iran, il Pakistan, l'Indonesia, ecc. in cui l'arabo non è la lingua ufficiale, ma il culto e la giurisprudenza islamica si svolgono necessariamente in arabo. Uno studioso israeliano, Shlomo Dov Goitein, osservava che è solo di recente che la lingua ebraica ha assunto tra gli ebrei uno status simile a quello dell'arabo tra i mussulmani.

Diventa facile a questo punto accusare l'islam di livellare culturalmente e linguisticamente i paesi in cui si è diffuso - ed il comportamento di paesi come l'Algeria, che soltanto nel 2016 ha riconosciuto il tamazight, cioè la lingua berbera, come lingua ufficiale al pari dell'arabo, non aiuta a smentire le accuse; e non mancano gli ebrei che accostano polemicamente l'islam al fascismo, senza praticare i necessari distinguo. Per esempio, l'Algeria che ho appena criticato ha deciso di riconoscere il tamazight proprio per aumentare la propria democrazia interna.

Direi che Baharier è stimolante, ma non dice l'ultima parola sulle questioni che affronta. Conviene sempre verificare.

Raffaele Yona Ladu Âû
Ebre* gendervague

lunedì 16 gennaio 2017

Breve biografia

Sono nat* nel 1962, quindi ho ora 54 anni.

Quoziente d’intelligenza 156 – equivalente al 99° percentile, e quindi più che sufficiente per iscriversi al Mensa.

Ho la maturità classica, una laurea in Psicologia Generale e Sperimentale (dei bei tempi in cui il corso non era 3+2, ma quinquennale fin dall’origine), ho anche studiato filosofia e giurisprudenza.

Sono un* ebre* umanista, quindi ate*, appartenente alla Society for Humanistic Judaism.

Ciò non mi impedisce di avere la passione per la Bibbia ebraica (in fin dei conti, è la più importante opera scritta in lingua ebraica), che soddisfo studiando alla Facoltà Valdese di Teologia.

La scelta può sembrare strana, ma in tale facoltà si insegna il metodo storico-critico, che le comunità ebraiche ortodosse ed il loro Collegio Rabbinico invece rifiutano, e, essendomi sbattezzat*, non potrei certo frequentare una facoltà di teologia cattolica.

Non mi sono sbattezzato per convertirmi all'ebraismo umanista (la conversione era già avvenuta), ma per protestare contro una notizia riferita l’anno scorso dai giornali americani: alcune diocesi cattoliche USA avevano pagato dei lobbisti per impedire che passassero delle leggi che avrebbero reso più facile alle vittime dei pedofili, laici e religiosi, avere giustizia.

Lavoro in un’azienda del credito, e guadagno abbastanza bene. Fra dieci anni andrò in pensione.

Sono sposat* con una donna, amo mia moglie e le figlie di lei (avute da un precedente matrimonio), e sono abbastanza content* della mia famiglia.

Sono un militante sia per il movimento della neurodiversità, che per il movimento LGBTQIA+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans, Queer, Intersessuali, Asessuali, eccetera) – mia moglie ha presieduto l’Arcilesbica di Verona per dieci anni, e l'ho conosciuta lì.

Non posso fare a meno di confrontare l’ABA (che ho avuto la fortuna di NON subire) con le terapie riparative usate nel passato con omosessuali, bisessuali e transessuali, e denunciare l’inefficacia di tutte queste terapie, e la loro contrarietà ai diritti umani.

Tali terapie riparative hanno avuto i loro sostenitori sia tra i medici che tra i genitori, ma ora sono completamente screditate: nel migliore dei casi insegnavano a gabbare il/la terapeuta facendogli/le credere di essere diventat* eterosessuale cisgender.

Si può imbrogliare anche la macchina della verità, figuratevi se non si riesce ad ingannare un* terapeuta che ha tutto l’interesse a far credere di aver avuto successo, e che motiva alla menzogna perché se non viene turlupinat* somministra punizioni che arrivano alle scosse elettriche!

Anche l’ABA farà questa fine – è solo questione di tempo. E magari ce ne vorrà di meno che per le terapie riparative, visto che per gli autistici è quasi impossibile mentire.

La puzza di bruciato si comincia a sentire anche all'Istituto Superiore di Sanità - ho scorso le Linee Guida per l'Autismo, aggiornate all'Ottobre 2015, e ve ne riporto un brano tratto dalle pagine 44-45 (corsivi e grassetti degli autori, sottolineature mie):

[pag. 44] 
(...) 
Sintesi delle prove
Efficacia dei programmi intensivi comportamentali: risultati delle revisioni sistematiche 
Le revisioni a disposizione possono essere suddivise in due gruppi, a seconda della selettività e del rigore metodologico applicati:
  • revisioni inclusive, che comprendono studi per la maggioranza non randomizzati e in alcuni casi senza gruppo di confronto
  • revisioni restrittive, che comprendono solo studi con gruppo di confronto e conducono analisi più conservative, mantenendo per esempio un’analisi per sottogruppi a seconda dell’intervento di confronto.
Il gruppo delle revisioni inclusive fornisce prove coerenti nel sostenere l’efficacia del modello dell’analisi comportamentale applicata (ABA) su tutte le misure di esito valutate (QI, linguaggio, comportamenti adattativi) quando è confrontato con un gruppo eterogeneo di interventi non altrettanto strutturati: trattamento standard; interventi eclettici, cioè combinazione di interventi educativi e terapeutici senza strutturazione; interventi solo scolastici, cioè istruzione regolare o educazione speciale; ABA ma a intensità ridotta o con distinte modalità di erogazione, centrata sulla clinica o sui genitori. Emerge un’ampia variabilità nella risposta ottenuta a livello degli studi individuali sia nel gruppo che riceve l’intervento sperimentale sia nel gruppo di controllo, per cui il dato sintetico favorevole all’intervento sperimentale, espresso dalle metanalisi, perde parte del suo significato clinico
Il gruppo delle revisioni restrittive fornisce risultati non univocamente favorevoli all’intervento sperimentale nelle misure di esito valutate ma, ove positivi, più attendibili rispetto ai risultati prodotti dalle revisioni inclusive. 
[pag. 45] 
La prima revisione sistematica è condotta secondo una metodologia rigorosa e si basa su una ricerca di letteratura esaustiva; ha il merito di mantenere la distinzione tra i diversi confronti con cui l’intervento ABA (secondo il metodo Lovaas) è comparato. L’intervento ABA ha mostrato benefici a confronto con gli interventi standard e con gli interventi solo scolastici (istruzione regolare) per gli outcome funzionamento intellettuale (QI), comprensione del linguaggio, abilità sociali. I dati prodotti dalla metanalisi su studi di coorte retrospettivi hanno mostrato un effetto maggiore dell’ABA ad alta intensità rispetto a quello a bassa intensità nel migliorare il funzionamento intellettuale, le abilità comunicative, i comportamenti adattativi e il quadro clinico generale; i dati prodotti dalla metanalisi su studi di coorte concorrenti hanno dimostrato che l’ABA è superiore all’educazione speciale per vari outcome (comportamenti adattativi, comunicazione/interazione, comprensione e espressione linguistica, funzionamento intellettivo) nel medio termine (12 mesi), ma non nel lungo termine (3 e 9 anni). 
Dai pochi RCT inclusi nella revisione sistematica risulta che quando l’intervento ABA è posto a confronto con altri modelli di intervento altrettanto strutturati, come il DIR (Developmental individual-difference relationship based intervention), oppure con interventi strutturati che racchiudono alcuni elementi del modello ABA stesso, non emergono differenze di efficacia. Non sono quindi disponibili dati definitivi a sostegno dell’efficacia del modello ABA secondo il metodo Lovaas rispetto ad altri trattamenti attivi e altrettanto strutturati, cioè non ci sono ancora dati sufficienti per stabilire quale tra i vari modelli strutturati di intervento terapeutico sia il più efficace
Dalla seconda revisione sistematica del gruppo delle revisioni restrittive risulta che le prove attualmente a disposizione non sono sufficienti per stabilire che l’intervento ABI (Applied behaviour intervention) ottiene migliori esiti rispetto alla terapia standard (comunque contenente alcuni elementi del modello ABI) nei bambini con disturbi dello spettro autistico, per cui secondo gli autori sarebbe necessario che venisse condotto uno studio randomizzato controllato multicentrico, al fine di quantificare l’efficacia degli interventi al netto delle modificazioni naturali della storia del disturbo. 
Nel paragrafo Analisi delle prove, a pagina 47, sono riportati nel dettaglio i risultati di tutte le revisioni sistematiche.

In una parola: non c'è nessun* che può promettere che l'ABA migliori la vita delle persone autistiche in modo duraturo, e con risultati migliori di altri metodi eticamente meno discutibili. La scelta di ricorrervi ricade solo sui genitori, perché nessun* avrà mai la faccia di dir loro che era sicur* che fosse la cosa migliore.

Gli asterischi che ho usato in questo post indicano che non voglio scegliere se usare il genere grammaticale maschile o femminile, e li uso perché sono una persona “gendervague”, ovverosia il sintomo più evidente della Sindrome di Asperger che mi è stata diagnosticata è la fluidità di genere – alle volte mi identifico come uomo, alle volte come donna, e vorrei un corpo di intermedie caratteristiche.

Non ritengo questa caratteristica patologica oppure dannosa (in Francia e Danimarca la “disforia di genere” è stata espunta dai manuali diagnostici – non è più considerata una malattia), anche se mi piacerebbe che pure in Italia fosse possibile fare come a Malta od in Irlanda, ovvero che uno va dal notaio e con un atto si fa cambiare il genere anagrafico senza affrontare cure medico/chirurgiche devastanti e costose cause in tribunale. Se un* vuole comunque cambiare il suo corpo lo fa a suo gusto, e non per uniformarlo all’ideale di mascolinità o femminilità che hanno medici e giudici.

Non credo infatti nel binarismo dei sessi e dei generi. Quando Genesi 1:26 scrive “maschio e femmina Dio li creò”, descrive gli estremi di uno spettro, non le due sole possibilità offerte all’essere umano.

Questa figura retorica (indicare solo gli estremi per alludere a tutto lo spettro) si chiama “merismo”, è attestata diverse volte nella Bibbia, ed i/le rabbin* che preferisco interpretano così anche Genesi 1:26.

Ed i/le teolog* cattolic* che sostengono che uomo e donna sono di due specie distinte, e perciò non ci può essere passaggio dall’un* all’altr*, si pongono contro la Bibbia ebraica, la filosofia di Aristotele e la dottrina di Tommaso d’Aquino.

Infatti in ebraico “osso” ed “essenza” si designano con la medesima parola, “‘etzem”; quindi, quando in Genesi 2:23 Adamo vede Eva per la prima volta e dice: “Questa, finalmente, è osso delle mie ossa”, afferma che lui e lei sono della medesima essenza, o specie.

Aristotele e Tommaso d'Aquino sostenevano che uomo e donna appartengono alla medesima specie, e che la differenza tra i due è di tipo - filosoficamente quindi il passaggio dall’un* all’altr* è possibile, ed il problema è solo tecnico, non ontologico o morale.

Paradossalmente, io, proprio io, faccio la figura del* tradizionalista legat* alla lettera del testo biblico (che posso leggere in originale), alla filosofia antica (posso provare a leggerla in originale) ed alla teologia medievale (la leggo in originale), mentre i/le teolog* che critico fanno la figura degli/le imprudenti che puntellano la loro visione del mondo discriminatoria (innanzitutto verso le donne!) con teorie improvvisate di cui non hanno ben valutato né le premesse né le conseguenze.

Raffaele Yona Ladu Âû
Ebre* gendervague



sabato 14 gennaio 2017

Tre professionisti canadesi, sul crinale tra neurodiversità e transgenderismo






National Post è un sito canadese d'opinione, che ospita articoli trans-affermativi e trans-fobici. Ho avuto occasione di visitarlo perché mi sono imbattuto nell'articolo [2], ferocemente attaccato da un mio contatto Facebook di genere femminile.

In realtà credo che occorra distinguere tra l'articolo [2] e l'articolo [1] che lo ha ispirato, pubblicato invece in un sito web cattolico, e che merita di essere qualificato come transfobico.

L'autrice di [1], un'Aspergirl divenuta psicoterapeuta, lancia l'allarme dicendo che l'hashtag #AutisticTransPride è un modo per il movimento transgender di circuire le persone autistiche, molto vulnerabili alle manipolazioni.

Il modo in cui lei descrive come una persona Asperger possa farsi venire il dubbio di essere in realtà nata del sesso sbagliato è corretto, ed invita alla cautela, ma tutto l'articolo è ispirato all'avversione verso il movimento transgender, che riconduce ad una forma di "neo-gnosticismo".

Lo vede come una religione la quale cerca di indottrinare i più giovani e vulnerabili - e sarebbe facilissimo ribattere che le caratteristiche religiose che lei individua nel movimento trans sono curiosamente uguali a quelle della religione cattolica: pulsione universalistica, non nel senso che tutte le persone meritano eguali diritti (l'omofobia, la bifobia e la transfobia professate dalla chiesa cattolica sono incompatibili con i diritti umani), ma nel senso che tutte le persone sono potenzialmente cattoliche, e particolare attenzione verso i bambini, che non solo fanno fatica a distinguere lo storico dal mitico nei racconti biblici, ma che spesso non si rendono conto di subire grossolani abusi sessuali. Lei non ha guardato il nemico in faccia, ha guardato un falsoscopo!

Una religione di ben diversa qualità è quella ebraica: convertirsi all'ebraismo è possibile in teoria, ma assai difficile in pratica, per cui la maggior parte degli ebrei ha ereditato l'ebraismo dai propri genitori (solo la madre nel caso degli ebrei ortodossi); il proselitismo è scoraggiato, in quanto si preferisce avere pochi ebrei convinti che tanti ebrei di scarsa qualità, e per essere convertiti all'ebraismo occorre dimostrare di avere quella difficilmente definibile qualità chiamata ebraicità.

Qualche idiota crede che esista il gene ebraico, oppure il complesso genico ebraico; all'estremo opposto dello spettro, la mia denominazione, l'ebraismo umanista, si accontenta dell'identificazione con il popolo ebraico, e non pretende nemmeno la circoncisione come prova di appartenenza.

L'ebraismo umanista potrebbe mutuare la definizione di nazione di Ernest Renan, secondo cui l'appartenenza ad una nazione è un plebiscito che si rinnova ogni giorno. Ed un ebreo, di qualunque denominazione, sa quanto spesso sia faticoso rimanere tale!

Il movimento trans, se somiglia ad una religione, somiglia più a quella ebraica che a quella cattolica, in quanto è evidente che solo una minoranza di persone è transgender (secondo quest'articolo del New York Times pubblicato il 30 Giugno 2016, solo 1,4 milioni di americani è transgender, pari allo 0,6% della popolazione USA), e nessuno vuole convincere chi non è trans a diventarlo.

La comune affermazione "siamo tutti transgender" significa semplicemente che tra il sesso biologico (che è già una cosa complicata nella sua generazione e descrizione medica) ed il genere psico-sociale il legame non è così diretto come vorrebbero molte persone, e contribuiscono a stabilirlo caratteristiche culturali e scelte personali. E questo vale per tutt*, cisgender come transgender, cissessuali come intersessuali e transessuali.

Però è anche vero che persone come Elise Ehrhard approfittano degli errori del movimento trans: la loro descrizione del movimento si adatta (in qualche misura) soltanto alle persone che hanno un'idea binaria della differenza dei sessi e dei generi, e che ritengono credibili come persone trans soltanto le persone che hanno una disforia di genere da manuale, dichiarano di essersi sempre sentite uomini imprigionati in corpi di donna (o viceversa), ed il loro obbiettivo è la transizione completa, per riallineare il corpo (appartenente sia prima che dopo la transizione ad un sesso definito in modo binario) al genere (definito anch'esso in modo binario).

Non si adatta per niente alle persone che sono di genere non conforme, e la cui ambizione non è la transizione fisica, ma quella sociale - quelle come me che vorrebbero una legge come quella maltese od irlandese, per cui puoi cambiare genere anagrafico semplicemente con una dichiarazione autenticata da un notaio. E le eventuali modificazioni che vuoi apportare al tuo corpo possono seguire il tuo gusto, e non essere dettate dalla necessità di adeguare il proprio corpo ad un ideale predefinito.

Non c'è niente di irreversibile da autorizzare in questi casi (se a me piacesse depilarmi dalle orecchie in giù e farmi crescere il seno, sarebbe solo una scelta mia), e quindi non c'è necessità di distinguere le persone trans "vere" da quelle "false".

Questo tipo di non-conformità di genere somiglia di più al disagio di molti Asperger verso il proprio corpo, e spiega forse il fatto che autismo e disforia di genere appaiano insieme più spesso che per caso (vedi [4] - non è un articolo accademico, ma ne cita diversi), e giustifica l'etichetta di "gendervague" che le persone neurodiverse usano per definire la propria identità di genere.

Elise Ehrhard sembra convinta che il trattamento di un Aspie, per avere successo, debba renderlo cisgender e binario - spiacente, lei ha torto marcio. La pretesa è religiosa, non terapeutica, ed io non sono cattolico. Faccio volentieri notare che Genesi 1:27 dice sì, "maschio e femmina Iddio li creò", ma si può tranquillamente interpretare il passo come l'aver Egli creato non due generi binari, ma uno spettro di generi di cui la mascolinità e la femminilità sono solo gli estremi.

Questa figura retorica (definire uno spettro elencandone solo gli estremi) viene chiamata "merismo", ed è molte volte attestata nella Bibbia ebraica - si può tranquillamente ritenere che sia stata usata anche qui, e non è solo opinione mia, ma anche di alcun* rabbin* [6].

Susan Bradley, l'autrice di [2], cerca di evitare la transfobia esplicita di ispirazione cattolica di Elise Ehrhard, ma agita sempre lo spettro che delle persone Asperger possano essere convinte a transizionare contro il loro interesse - e pure contro il loro profondo desiderio.

In realtà, i casi che lei lamenta si possono attribuire, più che alle interferenze del movimento trans, alla scarsa professionalità dei "gatekeeper" che autorizzano le transizioni con troppa leggerezza.

Ma è possibile che sia un fenomeno numericamente preoccupante, tale da non poter essere affrontato dai soli organismi disciplinari dell'ordine dei medici, che devono punire gli incapaci? È veramente difficile distinguere l'interesse speciale di un Aspie da una disforia di genere?


La miglior risposta la dà secondo me il Dott. Stephen Feder, codirettore della clinica per la diversità di genere dell'Ospedale Infantile dell'Ontario Orientale ad Ottawa, citato negli ultimi paragrafi di [3], che vi traduco:

Il Dott. Stephen Feder, codirettore della clinica per la diversità di genere dell'Ospedale per Bambini dell'Ontario Orientale, ad Ottawa, ha detto che i bimbi nello spettro autistico sono sovrarappresentati nella sua clinica.
"Il nostro approccio è sempre affermativo. Ma forse prendiamo molto più tempo per accertarci che noi conosciamo il bimbo al meglio", ha detto Feder. "Non cambia l'approccio complessivo," ha detto, "Penso solo che siamo ancora più vigili nell'assicurarci che stiamo rispondendo alle appropriate necessità del bimbo". 
Il problema dell'ossessività "certo emerge", dice Feder, con le famiglie che chiedono, "Non è questa un'altra fase?" 
Ma egli dice che gli adolescenti, quando si chiede loro di confrontare il loro sentimento del genere con le ossessioni del passato, "loro lo identificano davvero come alquanto diverso", ha detto Feder, "Questo non riguarda gli interesse, ma è il modo in cui loro si vedono". 
"Alla fine, riteniamo inappropriato girarci e dire, 'Beh, se sei autistico, questo probabilmente spiega il tuo genere'", ha detto. 
"Il rischio è che la gente dica, 'Ah, questo spiega tutto'. E penso che vogliamo uscirne", ha aggiunto Feder. 
Ha notato anche che, ad esempio, i disturbi del comportamento alimentare hanno una prevalenza superiore tra le persone con problemi di identità di genere.

Come vedete, il rischio di confusione è scarso, ed infatti le nuove linee guida dell'Ontario, pubblicate nell'Ottobre 2016, e sempre citate in [3], stabiliscono che una diagnosi di autismo non preclude un trattamento per la Disforia di Genere - evidentemente è possibile essere sia autistici che transgender, e non si tratta di un artefatto creato dai movimenti trans o di autistic self-advocacy.

Raffaele Yona Ladu Âû
Ebre* gendervague

Kenneth Zucker, transfobico






Il 12/01/2017 la BBC ha trasmesso un documentario sui bimbi transgender, che comprende un’intervista al controverso Dott. Kenneth Zucker, che ha perso il posto dopo aver gestito per anni a Toronto, in Canada, una clinica che cercava di dissuadere i bimbi transgender dall'adottare un'identità trans.

I link [1, 2] sono stati pubblicati prima della trasmissione, il link [3] dopo.

Il link [1] dice che egli sostiene che molt* bambin* transgender siano in realtà autistic*, e questo mi obbliga a rispiegare quello che ho già scritto in questo blog: non è scritto da nessuna parte che solo i neurotipici possano essere transgender.

L’essere autistici non squalifica nessuna persona transgender, e non è una controindicazione alla transizione. Al massimo impone al “gatekeeper”, cioè al professionista che deve autorizzare la transizione, cautela supplementare perché la transizione potrebbe non risolvere i problemi della persona.

Ma quanti sono gli autistici tra i bambini che soffrono di disforia di genere? Meno del 25%. Abbastanza per chiedersi se ci sia un legame tra autismo e disforia di genere, del tutto insufficienti per ridurre la disforia di genere all’autismo.

Kenneth Zucker non dice quindi niente di nuovo. Nemeno quando dice: “Un bambino di quattro anni dice di essere un cane – che fai, esci e gli compri cibo per cani?”

Aristotelicamente parlando, gli si può tranquillamente rispondere che la differenza tra l’uomo ed il cane è di specie, quella tra l’uomo e la donna di tipo [A, B]. Non si può cambiare specie, si può cambiare tipo.

Che un bambino assegnato alla nascita al sesso maschile si dichiari crescendo una bambina è verosimile, che un bambino si dichiari un cane è palesemente insensato.

Che la differenza tra uomini e donne fosse di tipo e non di specie era pacifico [B] nella filosofia occidentale (Aristotele) e nella teologia cristiana (Tommaso d'Aquino) fino al 1930, quando la prima operazione di “conferma del genere”, che fece di una persona assegnata alla nascita al sesso maschile una donna, spaventò molte persone, tra cui la filosofa nata ebrea e convertita al cattolicesimo Edith Stein, che sentenziò nel 1932 che la differenza tra uomo e donna non andava considerata di tipo (appunto perché si può transizionare da un tipo all’altro) ma di specie (e quindi insuperabile).

Paradossalmente, io faccio la figura della persona attaccata alla filosofia più antica e sperimentata, mentre Kenneth Zucker ed Edith Stein degli imprudenti innovatori che cercano di puntellare la loro visione del mondo con teorie pericolose [A].

Raffaele Yona Ladu Âû
Ebre* gendervague